In via dei Cappuccini succede sempre la stessa scena: qualcuno rallenta, si avvicina alla cancellata e tira fuori il telefono. Dall’altra parte, tra la fontana e le siepi, un gruppetto di fenicotteri rosa si sistema le piume come se nulla fosse.
Sono i fenicotteri di Milano che quasi nessuno si aspetta di trovare in centro, discendenti dello stormo che Romeo Invernizzi fece arrivare nel suo giardino all’inizio degli anni Settanta. Vederli non costa nulla. E il motivo per cui sono ancora lì è scritto in un testamento.
Fenicotteri a Milano: dove vederli gratis, a cinque minuti da Palestro
Villa Invernizzi è privata: niente biglietti, niente orari, niente visite. La vista dalla cancellata però è libera, all’altezza del civico 7 di via dei Cappuccini, a due passi da corso Venezia.
Scendi a Palestro (M1) e in cinque minuti sei lì.
Nel giardino ce ne sono una decina circa, e a volte si nascondono dietro la fontana: serve un po’ di pazienza. Già che sei in zona, fai un giro tra Villa Necchi Campiglio e l’orecchio di bronzo di via Serbelloni 10.
Chi era Romeo Invernizzi, il re dei formaggini che inventò la Mucca Carolina
Il suo nome forse non ti dice molto, ma chiedi ai tuoi genitori. Invernizzi, classe 1906, nel 1928 crea il marchio che porta il suo cognome e negli anni Sessanta ne fa il secondo produttore italiano di formaggi freschi.
Il suo colpo di genio è la pubblicità. A Carosello c’è la Mucca Carolina, disegnata da Osvaldo Cavandoli, e per portarsela a casa bisogna collezionare 100 punti.
Una specie di raccolta punti da supermercato, ma più di cinquant’anni prima.
Da Trenzanesio a corso Venezia: perché a Villa Invernizzi arrivarono i fenicotteri
Prima di trasferirsi in città, Romeo ed Enrica Invernizzi vivono nella tenuta di Trenzanesio, frazione di Rodano, tra cigni e anatre che popolano i corsi d’acqua.
A fine anni Sessanta comprano il palazzo tra corso Venezia e via dei Cappuccini. Quando ci si trasferiscono, nei primi anni Settanta, alla natura non rinunciano.
Alle spalle del palazzo nasce così un giardino con fontana, pensato per una colonia di animali esotici a Milano.

I capostipiti arrivano da Cile e Africa. Gli esemplari di oggi, fenicotteri rosa e fenicotteri cileni, sono tutti nati in cattività.
Il testamento che obbliga a prendersi cura dei fenicotteri (ancora oggi)
Invernizzi muore nel luglio 2004, a 98 anni, nella sua casa di corso Venezia. Non ha figli e lascia quasi tutto alla Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, con un obbligo preciso: prendersi cura dei fenicotteri.
E la fondazione lo rispetta: oggi i fenicotteri sono seguiti da veterinari. Qualche anno fa Il Giorno raccontava di un custode che preparava per loro un pastone di crostacei e vitamine, quello che tiene vivo il rosa delle piume.
Secondo diverse ricostruzioni, le ali vengono regolate perché non volino via, una pratica comune negli uccelli in cattività ma discussa dagli animalisti.
C’è un dettaglio molto milanese in tutto questo. La Fondazione Invernizzi finanzia università e ricerca con milioni di euro l’anno, ma senza farsi notare. L’unica cosa appariscente che ha sono una decina di fenicotteri rosa dietro un cancello.