Ha il pelo arancio-dorato, vive sugli alberi e in città, di norma, non mette piede. Eppure a novembre 2024 i ricercatori della Bicocca hanno trovato i suoi peli tra le siepi del Parco Nord di Milano, a pochi minuti da viale Fulvio Testi. È un moscardino: prima segnalazione in un ambiente urbano in tutto il nord Italia.
La parte strana è che quel bosco, quarant’anni fa, non esisteva. Dal 1983 qui si recupera periferia industriale e degradata, a partire dai terreni della Breda. Oggi il Comune di Milano conta 632 ettari di parco, e dentro crescono quasi 300.000 tra alberi e arbusti, tutti piantati a mano.
Come si passa dalle scorie d’altoforno a un roditore così esigente? E cosa ci guadagna chi abita tra Niguarda, Bicocca e Bresso?
Chi vive oggi nel bosco del Parco Nord di Milano
Il moscardino è un buon termometro perché è schizzinoso: gli servono siepi fitte di nocciolo, rovo e rosa canina. Se le ha trovate qui, vuol dire che la riforestazione ha funzionato come si deve.
Attorno a lui c’è un bosco di querce e frassini con oltre cento specie tra alberi e arbusti. E c’è l’acqua: più di 11 chilometri tra canali, stagni e laghetti.
Il dato più fresco arriva dall’Atlante degli uccelli nidificanti di Milano, uscito nel 2026: in città le specie sono passate da 42 negli anni ’90 a 80. Il motivo principale sono gli alberi dei parchi che invecchiano e attirano uccelli di bosco.
Se vuoi vederli, vai al nuovo lago naturalistico di Cinisello: 6.400 metri quadrati, due isole galleggianti e un capanno in legno per il birdwatching. Mattina presto, binocolo e silenzio.
Dalla Breda al bosco: quarant’anni di piccoli passi
Di Parco Nord si parlava dal 1967, ma dopo oltre dieci anni non c’era un solo albero. Il consorzio era indebitato per i 120 ettari comprati dalla Breda e in pochi ci credevano ancora.
Poi arriva l’architetto Francesco Borella, scomparso nel 2025, con il paesaggista Andreas Kipar. Nessun grande cantiere, nemmeno un taglio del nastro: si piantava quando c’erano i soldi, dove si poteva. Il primo lotto è del 1° aprile 1983.
Il simbolo è la Montagnetta. Era la discarica delle scorie Breda, poi di qualunque rifiuto: bonificata tra il 1986 e il 1988, oggi ci sali per guardare il parco dall’alto. Un esempio di rigenerazione urbana a Milano fatto senza proclami, un pezzo alla volta.
Cosa ci guadagna chi abita a nord di Milano
Primo: il fresco. Legambiente ha misurato da satellite la temperatura delle superfici nelle estati dal 2015 al 2025: in media 38 gradi nella zona Parco Nord, 42 alla Bicocca, che è lì a fianco. Quattro gradi di differenza tra asfalto e prato.
Secondo: il verde sotto casa a prezzi ancora umani. Entro dieci minuti a piedi dal parco le case costano in media 3.860 euro al metro quadro, contro i circa 5.500 della media cittadina (Immobiliare.it Insights, ottobre 2025). Vicino al Sempione si sfiorano i 9.100.
Terzo: il parco cresce ancora. Da agosto 2025 una legge regionale ha portato dentro il perimetro oltre 154 ettari del Grubìa, a nord di Cinisello: un quinto di superficie in più, per un totale di quasi 950 ettari in sette comuni.
È lo stesso metodo che ispira la riforestazione a Milano di oggi: tra i parchi a Milano, questo resta quello che ha fatto scuola.
Come arrivarci: M5 Bignami, poi tram 31 fino a Parco Nord Torretta o Clerici. Ingresso libero, sempre aperto. Centro visite alla Cascina Centro Parco, via Clerici 150.