Ogni giorno attraversi piazza Oberdan, tra corso Buenos Aires e i caselli di Porta Venezia, di corsa verso la M1. Pochi metri sotto i tuoi piedi c’è l’Albergo Diurno Venezia, inaugurato il 18 gennaio 1926.
Chi è riuscito a visitarlo durante le aperture del FAI ha trovato ancora un salone a colonne, corridoi di ceramiche e una fontana con la statua in bronzo della dea della salute.
Quest’anno compie cent’anni, ma non puoi festeggiarlo scendendo le scale. È chiuso al pubblico e diventerà la sede principale del Museo Nazionale dell’Arte Digitale, con la fine dei lavori prevista dal Comune nel 2028.
Intanto, ecco cosa custodisce questo pezzo di Milano sotterranea e perché l’ultimo barbiere se n’è andato appena vent’anni fa.
Terme, barbieri e bagni di lusso: cosa si faceva nell’albergo dove nessuno dormiva
Altro che hotel. L’Albergo Diurno Metropolitano Venezia era un centro servizi aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23, pensato per i viaggiatori e per i milanesi che a casa non avevano il bagno.
I giornali dell’epoca lo pubblicizzavano come “il più elegante d’Europa”.
Scendevi e trovavi docce, sei bagni di lusso con vasca, barbieri per uomo e donna, manicure e pedicure.

Negli ultimi decenni si aggiunsero anche un’agenzia viaggi e un fotografo: in pratica, una spa di quartiere quasi un secolo prima che Milano si riempisse di centri benessere.
La firma di Portaluppi, la dea Igea e il monumento che Milano non ha mai costruito
Arredi e decorazioni sono attribuiti a Piero Portaluppi, l’architetto di Villa Necchi Campiglio e del Planetario Hoepli, entrambi a pochi passi da qui.
La statua di Igea che chiude il corridoio delle terme porta invece la firma dello scultore Luigi Fabris.
C’è anche una curiosità su Milano che pochi conoscono: la convenzione del 1923 prevedeva un monumento a Guglielmo Oberdan proprio sopra il Diurno. Non è mai stato costruito.
Dall’ultimo barbiere ai 6.500 in coda: come il Diurno è diventato la “Pompei del Novecento”
Le terme chiusero nel 1985 e a metà anni ‘90 molti artigiani se ne andarono, vendendo parte degli arredi. L’ultimo barbiere fu allontanato dal Comune solo nel 2006, dopo un contenzioso.
Poi arrivò un incidente molto milanese. La ruota di un camion dell’AMSA sfondò un lucernario, e per anni i lucernari restarono asfaltati da sopra e puntellati da sotto.
Nel 2014 il FAI lo riaprì per le Giornate di Primavera e 6.500 persone si misero in coda per scendere in uno dei luoghi storici sotterranei di Milano più sorprendenti.
L’allora presidente Andrea Carandini lo definì una “Pompei del Novecento”: per la Fondazione è uno dei bagni diurni più grandi, eleganti e meglio conservati d’Europa.
Si può visitare il Diurno? Cosa succede sotto piazza Oberdan (e cosa vedere già oggi)
No, e non sarà possibile ancora per un po’. Nel 2025 sono stati affidati la bonifica dell’amianto e la messa in sicurezza, e a ottobre 2026 si sono chiusi i lavori sulla piazza sovrastante.
Secondo il Comune, il vicino Casello Daziario Ovest, che farà parte dello stesso museo, dovrebbe aprire a gennaio 2027.
Se passi da lì, però, guardati intorno. Sul lato di via Tadino resiste la pensilina d’epoca, e le due colonne in cemento sulla piazza servivano a far uscire i fumi delle caldaie.
È tutto quello che si vede, in superficie, di uno dei luoghi più belli sotto la città di Milano.