Da piazza Gae Aulenti basta attraversare la BAM e alzare gli occhi: su due palazzi scuri, al posto delle ringhiere, ci sono lecci, ciliegi e meli. Il Bosco Verticale a Milano è stato inaugurato nell’ottobre 2014 in via Gaetano de Castillia, tra Isola e Porta Nuova.
Due torri di 110 e 76 metri, con 800 alberi, 4.500 arbusti e 15.000 piante sui balconi.
Secondo le stime, tutto quel verde assorbe circa 30 tonnellate di CO2 l’anno. Dentro non si entra, sono case private: si guarda dal parco, che non ha recinzioni, a pochi minuti a piedi da Garibaldi (M2, M5), Gioia (M2) o Isola (M5).
Resta una domanda: trenta tonnellate sono tante o poche?
Trenta tonnellate di CO2: tanto o poco?
Poche, a essere onesti. Secondo ISPRA ogni italiano pesa per circa 6,5 tonnellate di gas serra l’anno: le torri ne compensano più o meno cinque. Il vero effetto è un altro, e si vede dallo spazio.
Il 18 giugno 2022, in piena ondata di caldo, le immagini termiche diffuse dall’ESA mostravano una Milano rovente con poche zone fresche. Tra queste, Parco Sempione e l’area del Bosco Verticale con la Biblioteca degli Alberi.
Il motivo è semplice: le foglie non riflettono il sole come il vetro, lo filtrano. Secondo lo studio Boeri, negli appartamenti significa 2-3 gradi in meno d’estate.
Coccinelle, acque grigie e giardinieri volanti
Perché funzioni, niente è lasciato al caso. Le circa cento specie sono state scelte in due anni di studio: sempreverdi a sud-ovest, caducifoglie a nord-est. L’irrigazione è centralizzata, controllata da remoto, e usa acqua di falda e acque grigie del palazzo.
Poi ci sono gli animali e gli insetti. Nella primavera del 2014, contro gli afidi, sulle torri sono state liberate oltre mille coccinelle al posto dei pesticidi. Nel 2024 Stefano Boeri contava una ventina di specie di uccelli tra i rami: è quello che lo studio chiama architettura della biodiversità.
I condomini, invece, le piante non le possono toccare. Sono proprietà comune e a potarle pensano i “Flying Gardeners”, che due volte l’anno si calano dalle facciate con corde e imbracature.
L’idea è nata a Dubai, davanti a una città di vetro
Aprile 2007: Boeri, allora direttore di Domus, è a Dubai tra decine di grattacieli di vetro e metallo che riflettono il sole e scaldano la strada. Pensa al contrario: una torre rivestita di foglie. In testa ha anche Il barone rampante di Calvino e Un albero di trenta piani di Celentano.
Prima di piantare, gli alberi sono passati dalla galleria del vento, per capire come ancorare le radici a cento metri d’altezza. Un collaudo insolito anche per gli edifici più particolari di Milano.
Due premi mondiali, un condominio salato e le repliche nel mondo
Il progetto di Boeri Studio ha vinto l’International Highrise Award nel 2014 e, nel 2015, il titolo di miglior grattacielo del mondo del CTBUH di Chicago, davanti al One World Trade Center.
Da allora è il riferimento per le architetture sostenibili: a Eindhoven ne esiste una versione dal 2021, a Utrecht dal 2025, e altre sono in Cina.
Viverci ha un prezzo: negli annunci le spese condominiali arrivano intorno ai 1.500 euro al mese. Lo ammette anche Boeri: le torri sono nate per redditi alti, ma il modello dovrebbe essere per tutti.
Se ti interessano le soluzioni di architettura moderna, sostenibile, di Milano, il test più semplice resta l’originale: passa da via de Castillia a luglio, a mezzogiorno, e senti la differenza.
È così che si capisce perché sia finito tra gli edifici più famosi di Italia, e non solo.