Una cittadina che nel XX secolo era esplosa economicamente grazie a un lungimirante imprenditore. E come velocemente esplose così velocemente si spense, trasformandosi in un luogo abbandonato, silenzioso e cupo avvolto da un fitto manto boschivo. Stiamo parlando di Consonno, il “paese dei balocchi” lombardo o la “Las Vegas” della Lombardia.
Tutti soprannomi che aveva ottenuto grazie alla fama che aveva raggiunto negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. Da cittadina rurale a felice e ricco paese meta per chiunque volesse spassarsela e poi traeva beneficio anche soprattutto dalla vicinanza a Milano, circa un’oretta.
Consonno, la città fantasma

Rurale e un po’ decentrata Consonno riuscì a sopravvivere grazie alle attività artigianali e alla coltivazione dei campi. Una cittadina onesta, campagnola di origine. La trasformazione la subì quando ci mise gli occhi addosso l’eccentrico imprenditore milanese Mario Bagno che durante il periodo del grande boom economico italiano ( anni ’60 ca) era a capo di diversi cantieri per costruire strade e aeroporti su tutto il territorio nazionale. Vide Consonno e gli balenò l’idea di farla diventare il “paese dei balocchi”, principalmente per la sua vicinanza con Milano.
Nel 1962 l’Impresa Bagno, con un atto notarile, si appropriò di tutto il territorio del Borgo, fece costruire una strada di collegamento con Olginate (il paese di cui Consonno ne è frazione) e intraprese una lunga riqualificazione del territorio radendo al suolo ciò che restava della vecchia cittadina.
Cosa ci costruì Mario Bagno

Bagno avviò i lavori e, in poco tempo sorsero ristoranti, una balera, un albergo di lusso, un castello medievale, il famoso “minareto”. Mai sazio l’imprenditore continuò con un campo di calcio, uno di pallacanestro, uno di tennis, uno di bocce, uno di golf, una pista per il pattinaggio, una vasca per il tiro a volo, un luna park e un giardino zoologico.
Oltre a diverse costruzioni con richiami alle più variegate culture, come una pagoda e un trenino panoramico per ammirare tutta la città. Nel giro di poco tempo Consonno divenne irriconoscibile e spesso ospitava nei propri locali grandi personaggi della musica e dello spettacolo. Un luogo fiabesco, dove andare per fare festa e divertirsi.
Una fine impietosa

Ma ben presto la gioia passò e bastò una banale frana a dissolvere la magia: l’aggressione geologica di tutto questo disfare e ricostruire non giovò affatto al territorio. Infatti una prima frana distrusse la strada principale che collegava Consonno al resto del mondo. Mario Bagno si mise all’opera e la risistemò. Ben presto, nel 1976 un’altra distrusse nuovamente tutto annientando definitivamente i sogni dell’imprenditore. Senza più collegamenti l’affluenza di turisti verso Consonno ben presto diminuì.
Stanca, affranta e indebolita dalle frane Consonno perse di prestigio. Bagno ritentò di rilanciarla negli anni ’80 costruendo una casa di riposo, ma ormai la magia si era spenta, progressivamente i caseggiati vennero abbandonati e i sogni svanirono con la morte di Mario Bagno.
Il paese vuoto e abbandonato ricevette un ulteriore anni dopo nel 2007 quando venne organizzato un rave party: durante quelle tre giornate parecchie strutture furono imbrattate da graffiti e danneggiate.
Ora Consonno giace silenziosa, fantasma, avvolta dal dolce abbraccio della natura che fa da padrona. C’è un’associazione ( Amici di Consonno ) che sta cercando di ridare luce al borgo. Numerose volte è stata location ideale per dei set cinematografici, spezzoni pubblicitari e clip musicali.
È visitabile ma viste le condizioni pericolanti gli accessi sono limitati.