Giorgio Armani è sempre stato molto geloso della sua grande casa di Milano, in via Borgonovo. Pochissimi erano gli ospiti a cui era permesso varcare l’ingresso del palazzo nobiliare in cui Re Giorgio ha trascorso più di 40 anni, fino alla sua scomparsa a settembre 2025.
Oggi, per espressa volontà dello stilista, la casa è rimasta intatta nei suoi magnifici arredi, salvo qualche pezzo speciale riservato alla sorella Rossana e ai nipoti. L’immobile appartiene ora al compagno di una vita di Armani, Pantaleo Dell’Orco, detto Leo.
Amore a prima vista con il palazzo di Brera
Armani, di origini piacentine, ha vissuto a Milano sin da giovanissimo, muovendo i suoi primi passi come vetrinista della Rinascente.
Negli anni le case cambiate da quello che poi diventerà noto come “Re Giorgio” sono state moltissime, fino all’incontro nel 1982 con il suo rifugio del cuore.
“Quando sono entrato per la prima volta, ho voluto spalancare tutte le finestre per scoprirla. Mi sono sentito subito a casa, da allora non ho mai più voluto cambiarla“
Il grande palazzo di Via Borgonovo 21, nel cuore più antico di Brera, è diventato da allora la roccaforte più intima di Giorgio Armani e della sua cerchia più ristretta. A partire dal compagno e braccio destro nel lavoro, Leo Dell’Orco, conosciuto nel 1977 e rimasto con lui fino all’ultimo.
Una festa per Brad Pitt e George Clooney
Erano pochissime le persone ammesse nelle 101 stanze arredate con gusto impeccabile dallo stesso Armani e dall’architetto Peter Marino. Minimalismo giapponese, paraventi orientali, linee eleganti e molti rimandi ai felini, animali prediletti dallo stilista, che si circondava di gatti.
Tra i pochi fortunati ad aver visitato casa Armani ci sono Brad Pitt e George Clooney, grandi amici tra loro e grandi estimatori del lavoro di Armani. A fine anni Novanta lo stilista organizzò per loro una festa all’interno della sua casa milanese.
Un’occasione più unica che rara, dato che mondanità e fotografi (salvo rare e selezionate eccezioni) erano banditi.
Tappeti giapponesi, scrivanie di mogano, un Matisse e… un orso
All’apertura del testamento di Armani, avvenuta pochi giorni dopo la sua scomparsa, è apparso un curioso elenco di tutte le meraviglie nascoste dietro le spesse mura del XVII secolo.

A partire dal ritratto di Armani fatto da Andy Warhol, un cimelio prezioso rimasto a Dall’Orco, mentre un’altra versione realizzata con polvere di diamante è andata all’asta da Philips poco dopo la morte dello stilista.
Alla sorella Rosanna, ex modella e figura fondamentale nella vita di Armani, sono andati un dipinto di Matisse e una fotografia di Man Ray della propria mano, oltre a diverse suppellettili, tra cui un tavolo di Sotsass e un secrétaire cinese.
All’amico Michele Morselli, amministratore delegato de L’Immobiliare srl, che gestiva tutti i patrimoni del “Re”, sono andati un grande tavolo in mogano con le gambe in oro e due poltrone rivestite in finto cavallino.
Il resto degli arredi, compresi i pezzi a cui Armani era più legato, sono rimasti a Dall’Orco e legati alla casa, tra cui un orso in bronzo di dimensioni naturali e svariate sculture di animali, comprese diverse tigri e pantere, molto amate dallo stilista.
La sfilata speciale per salutare Re Giorgio
Durante la Milano Fashion Week di febbraio 2026, Casa Armani ha aperto le sue porte in un grande evento per omaggiare Giorgio Armani, nella prima Fashion Week senza di lui.
Per l’occasione la sfilata della collezione Primavera/Estate Donna 2026 non si è svolta nello storico spazio di via Bergognone, proprio di fronte ad Armani/Silos, lo spazio artistico fortemente voluto da Armani per collocarvi le sue collezioni storiche e mostre temporanee, bensì tra le stanze di casa sua, in uno dei luoghi più intimi e felici della sua vita.
Le controversie legali per la casa di Armani
Nel luglio 2026 la casa di via Borgonovo è entrata al centro di un contenzioso legale tra Michele Morselli e la sua L’Imobiliare srl e Vigdis Christiansen, vedova di Felice Riva.
Christiansen sostiene di essere stata truffata e aver venduto a L’Imobiliare srl il palazzo nel 2022 a un prezzo troppo basso rispetto al suo valore reale. Lo stabile è stato comprato per 75 milioni di euro, ma l’accusa sostiene che ne valesse tra i 130 e i 200 e di essere stato sottoposto a una perizia valutativa al ribasso a favore di Morselli e del gruppo Armani.
Da parte sua i rappresentanti di Armani hanno rimandato al mittente le accuse definendole infondate e anzi, sostenendo che il prezzo corrisposto fosse superiore al valore di mercato. Hanno inoltre fatto sapere che provvederanno con azioni legali contro le accuse mosse da Christiansen.